Caro carburanti e materie prime, la protesta travolge anche i panificatori: forni chiusi nel Cosentino e mobilitazione nazionale
Nell'Alto Ionio cosentino i mastri fornai scendono in strada accanto a trasportatori e agricoltori, mentre lo "sciopero del pane" si allarga a livello nazionale. Tra bollette stellari e la morsa della grande distribuzione, il prezzo del pane rischia di schizzare a 4 euro al chilo.

La protesta contro l'escalation dei costi energetici e dei carburanti si estende a macchia d'olio nel tessuto produttivo, fino a toccare uno dei beni primari per eccellenza della tavola e dell'economia quotidiana: il pane. Dopo i presidi degli autotrasportatori e le proteste degli agricoltori lungo le strade della Calabria, la rabbia e la preoccupazione investono ora direttamente il comparto della panificazione artigianale.
Nell'Alto Ionio cosentino, i forni hanno abbassato le serrande in segno di protesta, aderendo alla mobilitazione generale e prolungando lo stop delle attività. Una scelta drastica che s'inserisce in un clima di malessere diffuso a livello nazionale, dove la categoria dei panificatori denuncia l'impatto distruttivo dei rincari delle materie prime, dei carburanti per la distribuzione e dell'energia, aggravato dalle continue pressioni della grande distribuzione organizzata.
Il rischio del pane a 4 euro e lo sciopero della categoria
La serrata dei panificatori accende i riflettori su un'emergenza economica che rischia di ripercuotersi in maniera immediata sui carrelli della spesa dei cittadini. Con le attuali spese di gestione e l'impennata delle farine e dei carburanti, il prezzo al dettaglio del pane rischia pericolosamente di toccare e superare la soglia dei 4 euro al chilo, trasformando un alimento base in un bene sempre più insostenibile per molte famiglie. Gli artigiani del cibo denunciano come i margini di guadagno siano ormai del tutto azzerati. Spegnere le impastatrici e i forni non è soltanto un'azione dimostrativa, ma una mossa di sopravvivenza per evitare che migliaia di piccole botteghe di quartiere e panifici storici siano costretti a chiudere definitivamente i battenti di fronte allo strapotere dei costi di filiera e della grande distribuzione.
La crisi sociale colpisce il bene primario
Quando la crisi energetica e l'inflazione arrivano a spegnere i forni nelle comunità locali, la protesta smette di essere un tema di settore per diventare un'emergenza sociale collettiva. Vedere i panificatori del Cosentino unirsi ai camionisti e agli agricoltori dimostra come il caro vita stia stritolando l'intera catena del valore, dal campo alla tavola.
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