Caro vita e rincari, Cosenza si ferma: la protesta di agricoltori e cittadini in Piazza Loreto
Delegazioni da tutta la Calabria e da fuori regione si sono date appuntamento nel capoluogo bruzio per protestare contro l'aumento dei costi di produzione e del carburante. Nel mirino i fondi regionali, definiti insufficienti.

Cosenza al centro della mobilitazione nazionale. Questa mattina Piazza Loreto ha ospitato il presidio e la manifestazione promossa dal Movimento Popolare Nazionale nell'ambito della protesta “L'Italia scende in piazza”, che vede la partecipazione di agricoltori, allevatori, autotrasportatori, operatori economici e cittadini provenienti da diverse aree della Calabria e da altre regioni italiane.
La manifestazione odierna rappresenta il momento culminante di un percorso di protesta iniziato lo scorso 28 settembre, che nelle scorse settimane ha visto l'attivazione di presidi in varie zone del territorio calabrese — tra cui Rosarno, Crotone, Pizzo, l'Alto Ionio cosentino, Davoli e San Marco Argentano — con una forte partecipazione iniziale stimata in circa duemila manifestanti.
I nodi della vertenza: carburanti e costi di produzione
Al centro della protesta ci sono i rincari che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole e delle attività produttive. Il prezzo del gasolio continua a rappresentare una voce di spesa insostenibile per le lavorazioni nei campi, l'impiego dei mezzi e la logistica legata al trasporto delle merci.
Accanto al carburante, la piattaforma della mobilitazione denuncia l'aumento generale dei costi di produzione, la forbice penalizzante tra il prezzo riconosciuto ai produttori e quello finale pagato dai consumatori, i danni provocati dalla fauna selvatica alle coltivazioni e la necessità di tutelare le produzioni italiane rispetto alle merci in arrivo da Paesi con standard normativi differenti.
Lo scontro sui fondi regionali
Nel corso della mobilitazione la polemica si è accesa anche sul fronte istituzionale. Il Movimento Popolare Nazionale ha giudicato del tutto inadeguato lo stanziamento di 15 milioni di euro deliberato dalla Regione Calabria per fronteggiare l'emergenza rincari, definendolo polemicamente "un'elemosina" e invocando misure strutturali e ben più incisive per salvaguardare agricoltura, pesca e autotrasporto. Dal canto loro, le istituzioni regionali continuano a monitorare il quadro economico attraverso atti e mozioni, mentre la piazza chiede risposte immediate per evitare la chiusura di centinaia di imprese locali.
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