Quando la barbarie spegne il divertimento: addetto alla sicurezza perde la vita a Sangineto
La tragedia di un padre di famiglia ucciso fuori da un locale spazza via l'illusione della spensieratezza e ci lascia solo tanta rabbia

La distanza tra il bisogno di evasione e la percezione del pericolo nei luoghi del divertimento si è fatta improvvisamente tangibile.Ciò che è accaduto sul Tirreno cosentino non è soltanto un fatto tragico che sconvolge il territorio, ma uno specchio cupo nel quale noi universitari, frequentatori della notte, ci troviamo costretti a guardare.
Per la nostra generazione, la discoteca e gli spazi della movida hanno sempre rappresentato una sorta di territorio franco: il luogo dove decomprimere, conoscere gli altri, celebrare l'estate o la fine di una sessione d'esami. Negli ultimi tempi, tuttavia, quella sensazione di leggerezza ha lasciato il posto a una micro-tensione sotterranea.Si balla con lo sguardo vigile, si impara a schivare la spallata di troppo, si intuisce un’aggressività latente che sembra attendere soltanto un pretesto per esplodere. Quando un uomo perde la vita mentre fa il suo lavoro in una notte d'estate, cade l'illusione che "a noi non possa succedere" e il divertimento scopre un volto sconosciuto e minaccioso.L’idea che un uomo di trentaquattro anni, un lavoratore, un padre che stava solo facendo il suo dovere per sostenere la propria famiglia, si ritrovi in una rissa fatale all'uscita di un locale dove tutti gli altri erano andati per spensieratezza, è un pugno nello stomaco che non possiamo derubricare a semplice fatto di cronaca. È il fallimento brutale del nostro modo di vivere gli spazi collettivi.
Questa strisciante perdita di sicurezza rischia di modificare in modo profondo il nostro modo di vivere la socialità. Quando il confine tra la festa e la brutalità diventa così sottile, a venire meno è la fiducia nell'altro. Non si tratta di demonizzare la notte o di rinunciare a vivere, ma di prendere atto che il clima si è appesantito: la superficialità goliardica ha ceduto il passo a un'esibizione orribile della "forza" che non ha nulla a che fare con la voglia di stare insieme.
Senza una riappropriazione consapevole degli spazi e un rifiuto collettivo della prevaricazione, il rischio è che la nostra generazione finisca per abituarsi a questo stato di cose, accettando la tensione come un costo inevitabile del divertimento invece di prenderne le distanze.
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